Visualizzazione post con etichetta Popoli e astronomia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Popoli e astronomia. Mostra tutti i post

sabato 7 novembre 2009

Analemma

L'analemma, dal greco, piedistallo di una meridiana, in astronomia indica una particolare curva geometrica a forma di otto che descrive la posizione del sole nei diversi giorni dell'anno, alla stessa ora e nella stessa località.

A causa dell'inclinazione dell'asse terrestre (23,5°) e dell'ellitticità dell'orbita, l'altezza del Sole sull'orizzonte non è uguale giorno dopo giorno, e l'effetto combinato è quello della figura descritta. La coordinata verticale di ogni punto corrisponde alla declinazione del sole a quella data, mentre la coordinata orizzontale indica lo scostamento della posizione solare in anticipo o in ritardo rispetto al tempo medio (quello mostrato dagli orologi). L'inclinazione dell'asse della figura dipende dalla latitudine di osservazione.
È possibile fotografare l'analemma facendo una esposizione fotografica ogni giorno alla stessa ora (tempo medio) per un anno con la camera puntata esattamente nella stessa direzione e sovrapponendo poi le riprese.
Se l'orbita terrestre fosse perfettamente circolare centrata attorno al sole e l'asse terrestre fosse perpendicolare all'orbita il sole apparirebbe sempre nella stessa posizione ogni giorno alla stessa ora e non si avrebbe alcun analemma. Se l'orbita fosse circolare ma l'asse inclinato come è realmente, i due lobi della figura sarebbero simmetrici. Se l'asse non fosse inclinato ma l'orbita fosse ellittica l'analemma sarebbe costituito da un segmento rettilineo in senso est-ovest.
Su altri pianeti l'analemma ha forma diversa da quello terrestre, per esempio su Marte la figura assomiglia ad una goccia.

martedì 19 maggio 2009

Orientamento del Nuraghe S. Antine

I Nuragici conoscevano esattamente il punto dove il sole si ferma al solstizio : era sufficiente mettere due bastoni verticali, modificarne la posizione giorno per giorno, fino a quando essa non cambiava più. Bastava fissare l’allineamento con due pali ben piantati per terra e poi dare origine alla costruzione del nuraghe.

Io, Uomo Nuragico, avrei posizionato l’allineamento al centro dell’ingresso, perfettamente in asse con il corridoio, nel momento in cui mi accingevo a costruire un monumento che sarebbe durato millenni. Se avessi voluto vedere il Sole del solstizio, l’avrei visto sorgere al centro del corridoio. Non come al S.Antine : da uno spigolo, di sghimbescio, quasi per sbaglio, o per coincidenza.

No, chi ha costruito il S.Antine, e ha messo "sa perda de su soli"," non era un Uomo Nuragico, ma era un Archeo-Astronomo di 4000 anni fa. Ma se io, Uomo Nuragico, non conoscevo neanche la scrittura, come si può pensare che fossi in grado di calcolare 230 lunazioni di 29 giorni, 12 ore, e 44 minuti, per poi calcolare dopo 18 anni virgola 61, la declinazione massima della Luna e costruire un nuraghe (come il S. Antine ) su cui la luna potesse allinearsi, in qualche modo !? Ma che cosa me ne potesse fregare, poi, non me l’hanno neanche detto ! In realtà, l’asse dell’ingresso è allineato con il S÷S-E , circa 150 ° , come la maggioranza dei nuraghi della Sardegna.

E poiché hanno edificato il muro del rifascio perpendicolarmente al corridoio d’ingresso della torre principale (come si fa in tutte le costruzioni che si rispettino), ne consegue che, poiché il S. Antine è un nuraghe trilobato ( a forma di triangolo equilatero, con gli angoli interni di 60° ), il muro di un lato del triangolo è allineato con la direzione del solstizio invernale , con il sole che sorge.

Più per caso e per necessità geometrica, che per intenzionalità. Solo due nuraghi su ottomila , hanno questo allineamento : se fosse stato importante, ne avrebbero edificati così, almeno mille!

Fonte

venerdì 3 ottobre 2008

L'orientamento astronomico dei Nuraghi

Nella valle di Brabaciera, vicino Isili, ci sono trentatrè nuraghi e quattro di questi ovvero is Paras, Longu, Maurus e Nueddas da un punto di vista archeoastronomico sono estremamente interessanti. La linea che congiunge il nuraghe Nueddas con il Longu, infatti, tocca l'orizzonte in un punto a 60° di Azimuth, mentre quella congiungente lo stesso Nueddas con l'Is Paras interseca la sfera celeste in un punto che cade a 300° di Azimuth. I due valori angolari rappresentano, per la valle di Brabaciera, i punti di arresto al solstizio di Estate: ciò significa che ogni anno attorno al 21 Giugno un osservatore posizionato sul nuraghe Nueddas può vedere il Sole sorgere dietro il Longu e tramontare in corrispondenza del nuraghe Is Paras.

Il nuraghe Is Paras al solstizio d'Estate tral'altro, diventa teatro di uno spettacolo straordinario: all'alba, la luce solare penetra attraverso l'apertura in cima alla bella cupola della torre centrale, formando sulle pareti interne una chiazza luminosa . La macchia con il passare delle ore si muove verso il basso e tocca il pavimento a mezzogiorno quando il Sole culmina alla massima altezza dell'anno; a quel punto con il passare delle ore inizia a spostarsi verso l'alto fino a scomparire al tramonto.

Interessanti sono i valori di Azimuth delle due congiungenti il nuraghe Maurus, situato a qualche centinaio di metri dal Nueddas, con i nuraghi Longu e Is Paras. Tali valori indicano che dal Maurus è possibile vedere la Luna sorgere dietro il nuraghe Longu e tramontare in corrispondenza del nuraghe is Paras al lunistizio minore settentrionale.

Si conclude, quindi, che da due postazioni diverse (Maurus e Nueddas) è possibile osservare levata e tramonto di Sole e Luna in due particolari ricorrenze (solstizio di Estate e lunistizio minore settentrionale) traguardando i due astri attraverso gli stessi nuraghi (Longu e Is Paras).

Fonte

giovedì 14 agosto 2008

Una coppia di stelle per datare le piramidi

Le piramidi di Giza risalgono a circa 4500 anni fa, ma finora gli archeologi non sono riusciti a stabilire la data della loro costruzione con un’incertezza inferiore a cento anni. Kate Spence, egittologa dell’Università di Cambridge, ha proposto nell’ultimo numero di «Nature» un metodo di datazione che riduce questo errore a soli cinque anni.

Assumendo l’allineamento dei monumenti secondo le stelle che all’epoca indicavano il nord, l’egittologa ha fissato l’inizio dei lavori alla grande piramide di Cheope tra il 2485 a.C. e il 2475 a.C. La precisione nell’orientazione della sua base è straordinaria, essendo spostata di soli tre minuti d’arco (circa un decimo del diametro della luna) rispetto al «vero» nord. Ma intorno al 2500 a.C. la stella polare non indicava il polo nord celeste, il punto nel cielo in linea con l’asse terrestre.

L’asse infatti non punta verso una direzione fissa ma, ruotando quasi come una trottola, descrive un cerchio sulla volta celeste in circa 26.000. Gli astronomi egiziani, nella ricostruzione della Spence, stabilivano la posizione del nord tramite una coppia di stelle, Kochab nell’Orsa minore e Mizar nell’Orsa maggiore, che nel 2467 a.C. giacevano lungo una linea che passava proprio per il polo.

Un filo a piombo allineato con esse avrebbe quindi indicato il punto sull’orizzonte. Ma la tecnica astronomica perde in accuratezza con il tempo: a causa del moto dell’asse terrestre (o precessione), la linea immaginaria tra Mizar e Kochab si allontana gradualmente dal polo, verso ovest per epoche precedenti al regno di Cheope, e verso est per epoche successive.

E proprio intorno al periodo della grande piramide viene raggiunta la massima precisione. Lo scarto di tre minuti tra la posizione della piramide e il nord vero corrisponde a una data ben precisa, e la Spence ha stabilito così il nuovo limite per la tomba di Cheope. L’effetto della precessione spiegherebbe anche perché l’allineamento delle altre piramidi, costruite tra il 2600 a.C. e il 2400 a.C., è meno preciso.

Come la tomba di Snofru, il padre di Cheope, spostata di circa 9 minuti d’arco verso ovest, o la piramide di Micerino, il secondo faraone dopo Cheope, in cui l’errore è di 13 minuti verso est. Tuttavia non esistono testi che documentano le tecniche di costruzione delle piramidi, e poco si sa delle conoscenze astronomiche nell’antico Egitto. Le costellazioni raffigurate sui soffitti delle tombe, per esempio, sono per la maggior parte sconosciute e senza una corrispondenza con quelle dello zodiaco.

Fonte

mercoledì 13 agosto 2008

Cielo sopra Mogoro 4.000 anni fa

Come anticipato a pag. 152 del capitolo “I Nuraghes”, vogliamo proporre un’ulteriore intuizione ripresa dal libro dell’amico Giacomo Pisu, “La Flotta Shardana”, riguardante la località Cuccuradda nell’agro di Mogoro.

Il gruppo di Nuraghes segnati dalla linea chiara, abbiamo già precisato, rappresenterebbero l’Orsa Maggiore (La Dea Madre), costellazione molto importante per i Shardana e i Popoli del Mare in genere. Pisu, nel suo libro, precisa che gli antichi marinai si orientavano con la Stella Polare.

Per individuare la Stella del Nord, o Polare, è sufficiente tracciare una linea retta che unisca le due stelle inferiori del carro. Moltiplicandola linea retta per cinque lunghezze, si arriva in modo esatto alla Polare.

Ora, osservando la cartina a fianco, notiamo che nel punto in cui si dovrebbe trovare la Stella Polare si trova l’abitato di Mogoro. Ma Mogoro non si trova a Nord, ma a Nord-Est. Il problema è sempre il fenomeno della Precessione, spiegato in modo esauriente dal Pisu nel suo libro.

Per spiegarla a nostro modo diciamo che, per un problema di rotazione dell’asse terrestre, il Nord si trovava esattamente nell’abitato di Mogoro nel 2.000 a.C., periodo dell’insediamento shardana nell’Isola, e nel 2.000 la stella che indicava il Nord era Alfa Drakonis, della costellazione del Drago!

Esaminando i vari elementi trattati, notiamo che sono riferiti in modo sorprendente alla cultura dei Shardana. L’Orsa Maggiore rappresentava la Dea Madre, che a seconda delle latitudini e delle epoche assumeva nomi differenti, quali ad esempio:
· Danu per i Tuatha de Dana.
· Anu nella versione maschilizzata dei Sumeri, diventato poi Uranu

· Djana o Jana per Sardi, Etruschi, Latini...

· Janus nella versione maschile per i Latini...

· Iside per gli Egizi

· Ishtar e Inanna Sumeri e Akkadi

· Afrodite per i Greci


Fonte

sabato 9 agosto 2008

Croce del sud e megaliti sardi

Il culto della Grande Madre è protagonista anche in un singolare episodio del megalitismo sardo: il santuario preistorico di Monte d'Accoddi presso Porto Torres (2.700 a.C.), una piramide a ziggurath che avvalora in modo inequivocabile l'ipotesi della matrice etnica orientale.

Altri sorprendenti risultati della "strana
barbarie sarda" (Deledda) sono le Tombe dei Giganti, costruite con enormi lastre di pietra disposte a semicerchio secondo un preciso schema di riferimento astronomico, e collegate con un lungo corpo a galleria retrostante. Bio-architetture con un isolamento a intercapedine, erano orientate verso la Croce del Sud.

Venivano utilizzate a scopo terapeutico con il procedimento dell'incubazione: chi era afflitto da epilessia, disturbi del sistema nervoso e traumi psichici vi dormiva per cinque giorni e guariva con una vera e
propria cura del sonno, indotto dalle sacerdotesse con particolari sostanze soporifere e con sistemi ipnotici.












Nella regione intorno a Caledon Bay (Australia), la Croce rappresenta una razza inseguita da uno squalo (i puntatori)


Fonte

Precessione degli equinozi

Oltre al movimento di rotazione su se stessa e al movimento di rivoluzione intorno al Sole, la Terra presente un movimento oscillatorio, analogo a quello che compie il vertice di una trottola.

Questo movimento, detto di precessione degli equinozi, è dovuto principalmente all'attrazione lunare. Un'oscillazione completa dura circa 26.000 anni.

In conseguenza di questo movimento, il polo Nord descrive nel cielo un cerchio e durante il suo spostamento varie stelle vengono a trovarsi in Zenit nei suoi confronti, diventando di volta in volta stelle polari.


Traiettoria descritta dal polo Nord celeste


venerdì 8 agosto 2008

Sognando il cielo: il cosmo secondo gli aborigeni australiani

Nessuno sa che cosa pensavano gli uomini primitivi quando alzavano gli occhi al cielo, perché nulla è stato scritto. Comunque, la cultura degli Aborigeni Australiani, che è stata tramandata tramite leggende, canti e danze per più di 40.000 anni, ci ha dato la possibilità di una fugace occhiata nel modo di vedere le stelle di questi primi astronomi.

Nella loro cultura, l'astronomia aveva solo in parte la funzione di un calendario di eventi naturali. Forse molto più importante è il fatto che le conoscenze astronomiche degli Aborigeni sono associate con le leggende, le credenze tradizionali, i tabù nonché i codici di comportamento che determinano la loro identità di comunità.

La Croce del Sud

È una piccola costellazione del cielo, ma anche una delle più celebri a appariscenti. Essa era visibile anticamente dall'area mediterranea, sicché le sue stelle erano note agli astronomi greci; in seguito, la precessione degli equinozi l'ha resa invisibile da tali latitudini.

La Croce del Sud e i suoi due indicatori, a e b Centauri, sono al centro di diverse leggende regionali.

Nella regione intorno a Caledon Bay, la Croce rappresenta una razza inseguita da uno squalo (i puntatori).

In un'altra regione le quattro brillanti stelle della Croce rappresentano due fratelli Wanamoumitja e i loro rispettivi fuochi da campo, mentre cucinano un grande pesce nero (la nebulosa Sacco di Carbone); i puntatori sono due amici Meirindilja venuti a condividere il pesce.

Un'altra leggenda relativa alla Croce del Sud riguarda la santità della vita degli animali e l'avvento della morte nel mondo. Il Grande Spirito, Baiame, creò due uomini e una donna. Egli insegnò loro di quali piante cibarsi ma gli vietò di uccidere gli animali. In seguito ad una siccità tutte le piante morirono e la donna sollecitava gli uomini ad uccidere gli animali per utilizzarli come cibo.

Uno degli uomini uccise un canguro ma l'altro si rifiutò di mangiare la creatura che Baiame aveva vietato loro di uccidere. Solo, nel deserto, quest'uomo cadde esausto ai piedi di un albero della gomma. Ma Yowi, lo spirito della morte, lo attirò all'interno dell'albero, disturbando due cacatua bianchi che stavano covando. In seguito l'intero albero si levò in cielo. Le quattro stelle brillanti sono gli occhi dell'uomo e di Yowi, mentre i due indicatori sono i cacatua che cercano di tornare al loro nido.

Fonte

domenica 15 giugno 2008

Le "Torri del cielo"

... Ebbene, studiando i nuraghi, la Marmora ebbe un dubbio. Come l'abate Peyron, uno studioso del '700 che lo aveva preceduto nell'analisi di questi monumenti misteriosi, era d'accordo nel dire che se una famiglia minacciata da un pericolo si fosse rifugiata in un nuraghe insieme alle proprie greggi, più che il nemico la poca luce a disposizione e l'insufficiente aerazione, avrebbe ucciso quella gente come "...Ugolino nella torre".


Le Pleiadi


Orione e la stella Sirio

venerdì 6 giugno 2008

Solstizio d'estate nel Nuraghe "Aiga" (Abbasanta)

Il nuraghe Aiga è un interessantissimo nuraghe a livello di studio architettonico nella Sardegna Centrale. Si tratta di un polilobato con possibile villaggio addossato (la vegetazione che lo avvolge non ne consente una facile lettura in pianta). Tuttavia il mastio svetta con due piani integri e con un terzo ormai andato distrutto.
Il livello di conservazione del suddetto è ottimale, infatti presenta solo alcune spaccature nei conci del corridoio e negli ambienti.
L'accesso a questo monumento è possibile, allo stato attuale di scavo, solo dalla finestra del secondo livello che conduce, tramite un corridoio d'accesso, ad una sala con tre profonde nicchie. Nel suddetto corridoio sono ricavati, nel perimetro murario, sulla destra la scala oraria che conduce al piano sottostante percorrendo tutto il perimetro murario di 360° e sulla sinistra del finestrone la scala oraria che sale per altri 180° e raggiunge il terzo piano, ormai crollato, e proseguiva fino alla terrazza sulla sommità del terzo livello.

Il primo livello, che al momento presenta l'ingresso dall'esterno interrato e due metri di materiale d'ingombro nella sala presenta tre nicchie alte intorno ai 4 m, semi voltate a tholos.
Sopra il corridoio d'ingresso è stato realizzato un piano di mezzana comunicante con la nicchia di sinistra del secondo livello.

Questo nuraghe durante il solstizio d'estate il sole a mezzogiorno entra all'interno della sala attraverso un foro praticato sulla sommità della tholos e coperto da una pietra movibile, creando un fascio di luce che colpisce la nicchia in asse con il finestrone del secondo livello. Queste affascinanti teorie, purtroppo, a mio modesto parere, non sono completamente corrette. Infatti, escludendo il fatto che potesse esserci un terzo piano, l'asse terrestre, nel periodo dell'edificazione del monumento, non aveva sicuramente la stessa inclinazione.



Fonte