sabato 21 febbraio 2009

Mamuthones e Kukeri bulgari

Mamuthones

Il carnevale di Mamoiada ha inizio il 17 gennaio, giorno di S.Antonio Abate.
I protagonisti di questa sfilata sono i Mamuthones e gli Issocadores, maschere arcaiche di cui s’ignorano ancora le origini, ma che con chiarezza rappresentano l’allegoria ironica dell’inversione uomo-bestia.


Abiti di velluto e una pelle di una pecora nera (mastruca) rivestono il Mamuthones. Sul loro dorso è legato un pesante grappolo di campanacci da bue, mentre una collana di campanelle è appesa al collo. La testa è coperta dal berretto (berritta) tenuto fermo da un fazzoletto scuro, annodato sotto il mento. Sul viso è riposta una maschera di legno nera (sa bisera) che rappresenta l’elemento più inquietante ed emblematico dell’intera sfilata.

Con i Mamuthones sfilano gli Issocadores . Questi ultimi aprono e chiudono il corteo. Essi indossano un giubbetto rosso, dei calzoni bianchi o scuri, uno scialletto sui fianchi, una berritta sul capo tenuta da un fazzoletto variopinto stretto sul viso, una bandoliera con sonagli di bronzo e ottone. In mano stringono la fune di giunco (sa soca) che usano per trascinare al lazo i visitatori, rendendoli partecipi della sfilata.

I Mamuthones procedono generalmente in gruppi di dodici, muovendosi in coppia in modo ritmico, quasi ipnotico, con salti e colpi di spalla, ricurvi, sotto il peso dei campanacci che risuonano cupamente.
Gli Issocadores, solitamente non più di otto, procedono invece agilmente, lanciando sa soca e catturando con grande abilità gli spettatori. I catturati (non le donne) hanno l’obbligo di offrire da bere al gruppo mascherato.


Kukeri

Sei domeniche prima della Pasqua, in Bulgaria è un giorno particolare: oltre a essere Sirenitza, Sirni zagovezni, è il giorno del Perdono, in cui si chiede scusa e perdono alle persone care, familiari e amici. Generalmente sono i più giovani ad andare a cercare le persone più grandi per chiedere perdono degli errori anche involontari e dei torti.

Un po’ in tutta la Bulgaria, ma soprattutto lontano dalle città più grandi, c’è ancora la fantastica usanza di preparare un falò in cui “bruciare” simbolicamente gli spiriti maligni e l’inverno, e tutti saltano sopra il fuoco per purificarsi e avere un anno di salute e prosperità.

E’ una festa che segna la fine dell’inverno e l’inizio della nuova stagione agricola, accompagnata da usanze pagane sopravvissute dai tempi dei Traci, come sono i riti dei Kukeri, celebrazioni che si possono vedere solo in alcuni paesini della Bulgaria, in cui uomini travestiti con pelli di pecora ed enormi e coloratissime maschere di legno spaventose ballano per propiziare la semina e il raccolto futuro, e per scacciare via gli spiriti maligni.

Sono balli e riti dai significati esoterici antichi, legati alla cultura agricola; secondo l’interpretazione più diffusa sarebbe un rito magico all’interno del quale il ballo fallico è simbolo della semina, in particolare quello eseguito dal Kuker principale, che di solito è l’uomo più forte che balla nel centro del gruppo, saltando in maniera pesante e lenta, mentre gli altri lo accompagnano segnando il ritmo e si muovono saltando e ondeggiando intorno.

Tutti i Kukeri portano legati intorno alla vita molti pesanti “chan” (campanacci) di rame che con i movimenti ripetitivi degli uomini sbattono a ritmo, producendo la musica naturale del rito.
Ai balli di Kukeri partecipano solo gli uomini.

La Dottoressa Dimitrina Mitova Djonova, dopo anni di studi dedicati agli stessi, e’ arrivata alla conclusione che le terrecotte (V - III sec. a.c.) ritrovate ad Apollonia, l’odierna Sozopol in Bulgaria, rappresentino culti dionisiaci antisteri, strettamente legati ai misteri di Astarte dea della fertilita’ sumero-accadica e siano i prototipi dei kukeri bulgari, cosi’ come i bronzetti fallici (VII - VI sec. a.c.) illustrino il culto della fertilita’ legato alla sudetta dea Astarte e siano a loro volta i prototipi dei mamuthones sardi.


In seguito al sincretismo dei misteri di Astarte con gli antisteri Dionisiaci, le orge falliche diventano popolari e lo stesso Erodoto (V sec. a.c.) racconta di come le donne egiziane durante gli antisteri dionisiaci portino delle figure con grandi falli penzolanti, appesi con dei fili in modo tale da produrre dei suoni. Una statuetta simile e’ stata rinvenuta nella lontana Panticapeum (odierna Kerc, in Crimea) la quale e’ senza dubbio un prototipo dei campanacci portati dai mamuthones sardi e dai kukeri bulgari.

Cosi nonostante le naturali differenze tra le religioni i tempi e le distanze, tra mamuthones e kukeri si nota a colpo d’occhio un’identita’ etnografica che lega i due popoli, Sardo e Bulgaro.

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