
Le belle immagini parlano chiaro e rivelano un sostrato cultuale corso ancora tutto da scoprire. Filitosa è anche sede di ritrovamento intenso di statue-menhir e statue-stele, rese note dagli studi del Grosjean, datate tra 2600 e 1000 a.C., quindi parzialmente contemporanee della cosiddetta civiltà Torreana, 1600-1000.
I paesaggi furono importanti, ma la natura degli stessi ancora di più. La topografia, il movimento degli astri, i profumi, la selvaggina, il magnetismo geologico: tutto concorreva alla nascita di un luogo sacro. I monumenti preistorici, certo, non servivano a svolgere le consuete attività quotidiane, ma ad agire ed interagire con le forze della natura presenti fra cielo, terra e sottosuolo.


I luoghi hanno energie fisiche profonde ancora poco note, colpiscono appena l’uomo occidentale, ma ben sappiamo quanto le calamità naturali interferiscano sull’umore degli animali (forse non a caso si dice “calamità”). Ecco che i megaliti, le statue-stele, le pietre speciali, per esempio quelle coppellate, non possono essere avulse dal “luogo” che le ospita. Rischiano di diventare manufatti ancora più oscuri di quanto già non lo siano. Spesso la collocazione di un megalite o di una roccia incisa ci appare incomprensibile, ma i

Le motivazioni furono molteplici ed interattive: buona osservazione degli astri, particolare ricchezza faunistica, maggiore incidenza meteorica, espansione della coscienza sensibile. (Laura Leone)
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